venerdì 17 giugno 2011

Obama incontra il presidente della Mongolia

Barack Obama ha accolto ieri a Washington il suo omologo, il presidente mongolo Tsakhia Elbegdorij. I due capi di Stato si sono incontrati nella stanza ovale per discutere delle relazioni fra le due nazioni, che dovrebbero uscire rafforzate alla fine di questa visita. Entrambi non hanno rilasciato dichiarazioni.

Secondo un comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama e Elbegdorij hanno discusso dei mezzi "per rafforzare la cooperazione diplomatica, economica e in materia di difesa". Gli Stati Uniti sono interessati a mantenere delle buone relazioni con la Mongolia, paese ricco di minerali come per esempio il carbone.

giovedì 9 giugno 2011

Dalai Lama in visita in Australia

Il Dalai Lama è giunto oggi a Melbourne per una visita di 11 giorni in Australia (l'ottava), in cui terrà conferenze pubbliche e incontrerà leader politici. In programma colloqui con il leader dell'opposizione conservatrice Tony Abbot e dei Verdi Bob Brown, mentre resta improbabile un incontro con la premier laburista Julia Gillard, che come il suo predecessore Kevin Rudd preferisce evitare, secondo gli osservatori, di irritare il regime cinese che lo ha più volte definito ''un pericoloso separatista'' (???!!!!!).

Al suo arrivo in aeroporto proveniente dalla Nuova Zelanda, il Dalai Lama è stato accolto da una folla di sostenitori,molti dei quali indossavano costumi tradizionali tibetani o abiti monacali buddisti. Imponenti le misure di sicurezza. Gli organizzatori della visita informano che il 75enne leader buddista è stato invitato a incontrare coloro che hanno perduto familiari nei disastri naturali, vaste inondazioni e cicloni tropicali, che hanno colpito all'inizio dell'anno il nordest del paese.

venerdì 27 maggio 2011

Anche la Mongolia interna non vuole i cinesi

Continuano le proteste nella Mongolia interna dove da ormai diversi giorni centinaia di persone, in gran parte studenti, stanno scendendo per le strade in difesa dei propri diritti.

Sul sito del Southern Mongolian Human Rights Information Centre, un'organizzazione che si batte per i diritti della minoranza mongola, si riporta di nuove violente proteste avvenute ieri e oggi.
Ieri in particolare migliaia di persone sono scese in strada in due città della zona di Xilin-Gol innalzando cartelli con su scritto "difendiamo i diritti dei mongoli" e "difendiamo la nostra terra".

La minoranza mongola chiede che le autorità cinesi rispettino i cittadini di etnia mongola ed il loro diritto di conservare il loro tradizionale stile di vita. Secondo l'organizzazione, gli studenti
avrebbero deciso di continuare le proteste anche nei prossimi giorni, fino almeno al prossimo 2 giugno. Lunedì prossimo dovrebbe tenersi una manifestazione più massiccia nella capitale regionale, Hohhot.

I primi scontri si sono verificati a seguito della morte di un allevatore, una quindicina di giorni fa, investito e trascinato per 150 metri da un autotrasportatore di etnia Han, maggioritaria in
Cina. Pochi giorni dopo di lui un altro allevatore morì in seguito a degli scontri con dei minatori locali.Secondo i media di stato, le autorità locali avrebbero promesso ai manifestanti di occuparsi quanto prima delle loro richieste e di punire i responsabili delle due morti.

La Mongolia interna è una delle regioni tra le maggiori produttrici di carbone, tanto che la Cina intende aprire qui diverse nuove miniere. Questi piani hanno fatto sorgere nella popolazione
locale di etnia mongola la preoccupazione di un nuovo e sempre maggiore influsso nella zona della maggioranza han, che conta già circa il 90% della popolazione totale della Cina. Circa 4 milioni di mongoli vivono in Cina, la maggior parte proprio nella Mongolia Interna, dove attualmente rappresentano circa il 20% della popolazione complessiva che ammonta a circa 20 milioni di persone.

Nepal: corsa contro il tempo per Costituzione

Una riunione di emergenza dei vertici dei tre principali partiti del Nepal è in corso oggi a Kathmandu per scongiurare una grave crisi che potrebbe essere prodotta dalla scadenza domani del mandato assegnato all'Assemblea costituente di redigere una nuova Costituzione, obiettivo ormai impossibile da raggiungere.

Delegazioni del partito maoista Ucpn, del Congresso nepalese e del Cpn-Uml sono riunite nel ministero della Pace con l'obiettivo di estendere i lavori della Costituente di almeno un anno.

Le principali resistenze a questo progetto vengono dal partito del Congresso nepalese che condiziona il suo appoggio alla consegna da parte delle milizie maoiste delle loro armi al governo. Ma i vertici del partito maoista Ucpn hanno replicato che affinché questo possa avvenire deve essere avviato il previsto processo di integrazione.

mercoledì 25 maggio 2011

Maoisti indiani uccidono 9 agenti

I maoisti indiani hanno ucciso oggi nove agenti di polizia, tra cui un ispettore, nello stato orientale del Chhattisgarh. Lo riferisce l'agenzia Pti. L'attacco è avvenuto in un remoto distretto confinante con il vicino Orissa, in un'area che fa parte del cosiddetto «corridoio roso» controllato dai «naxaliti», come vengono chiamati i maoisti indiani, che si estende dal Nepal fino all'India centrale. Un veicolo con a bordo una pattuglia, che stava perlustrando la zona in seguito a una segnalazione di movimenti sospetti, è saltato
su una mina azionata a distanza dai guerriglieri.



venerdì 20 maggio 2011

Il Dalai LAma può tornare in Cina!?

«Le porte del Tibet per il Dalai Lama sono sempre aperte, se vuole ritornare in Cina». Lo ha detto stamattina
in conferenza stampa a Pechino Padma Choling, presidente della Regione Autonoma Tibetana. Per Padma Choling, il leader dei tibetani in esilio non ha fatto nulla di buono per i tibetani da quando ha lasciato il paese nel 1959 e «dipende dal Dalai Lama stesso se vuole tornare o no, le porte sono aperte e lui conosce la posizione del governo centrale». Per il presidente dell'autorità tibetana cinese, il Dalai Lama «sia se si ritiri o no, non gli è permesso di sabotare la vita felice dei tibetani. Io sono il presidente del governo regionale, sono solo io nella posizione di salvaguardare la vita felice dei tibetani». Padma Choling ha anche etichettato come «organizzazione illegale», il governo tibetano in esilio a Dharamsala, in India, smentendo la possibilità di contatti e colloqui con o su loro, spiegando che il suo è l'unico governo legale del Tibet e invitando i paesi del mondo a non riconoscere quello in esilio. «Io sono l'ottavo presidente della regione autonoma tibetana, l'unico governo legittimo del Tibet, eletto dai tibetani dal 1959. Si parla di un successore del Dalai Lama, ma successore di chi e quale carica?». Il presidente della regione tibetana ha anche spiegato che se ci saranno colloqui tra il governo cinese e il Dalai Lama, riguarderanno solo il suo futuro e quello delle persone a lui vicine, ma non sul governo in esilio.