mercoledì 2 marzo 2011

Annapurna, strage per un afrodisiaco e processo mai iniziato

Si chiama Yarsagumba ed è conosciuto al mondo come “Viagra himalayano”. E’ un fungo, che cresce sulla larva mummificata della farfalla himalayana, con eccezionali proprietà afrodisiache: il suo prezzo supera quello dell’oro. Ma si dice che porti sfortuna. Non a caso, è al centro di uno dei più feroci delitti che le cronache abbiano visto nella storia dei villaggi nepalesi d’alta quota: quello di Nar, alle pendici dell’Annapurna.

Nar sorge a 4000 metri di quota, nel distretto del Manang. E’ una delle zone più fertili per lo Yarsagumba, che qui è fonte di sostentamento per numerosi villaggi: ognuno ha la propria zona di raccolta del prezioso fungo, che viene venduto profumatamente oltreconfine: è uno degli elementi fondamentali della medicina cinese. Nel giugno del 2009, alcuni contadini della tribù di Gurkha si infiltrarono nella zona per raccogliere il prezioso fungo. Gli uomini di Nar, venuti a conoscenza delle loro intenzioni, si unirono in una piccola armata e, armati di bastoni, rocce e attrezzi agricoli, assalirono il campo allestito dagli “intrusi”. Fu una strage. I sette Gurkha furono trucidati: due di loro lanciati in un crepaccio e altri 5 lapidati e fatti a pezzi, poi gettati in un fiume glaciale. Dopo il delitto, gli abitanti di Nar si riunirono in una specie di conclave, ripromettendosi che non avrebbero mai detto a nessuno cosa era capitato. Ma, dopo un mese, la storia venne a galla. Altri membri della tribù Gurkha vennero a chiedere notizie dei compagni e qualcuno confessò, facendo trovare loro i due corpi lanciati nel crepaccio, ormai in fase di decomposizione. I Gurkha, inorriditi, scesero al villaggio di Chame per denunciarli. La polizia, rinvenuti i corpi, arrestò tutto il villaggio di Nar per poi rilasciare donne e bambini.

Arresto a Nar

A Chame non c’era mai stata una prigione. I crimini violenti erano pressochè sconosciuti alla popolazione, prevalentemente buddhista e di solito non violenta. Così rinchiusero gli arrestati, in totale 36 uomini, in una scuola in attesa del processo. Tutti negano il delitto e dicono che le vittime sono morte accidentalmente quando è scoppiata una battaglia sul diritto di raccogliere lo Yarsagumba. Ma questo dovrà essere provato dalla legge. Peccato che il processo non sia ancora stato celebrato: i giudici e gli avvocati non si sono presentati al tribunale deputato, che sorge a 2 giorni di cammino dalla prima strada carrozzabile. Già per tre volte, l’ultima pochi giorni fa, la causa è stata rimandata a causa di questa assenza. La prossima data utile è fissata per il 30 marzo 2011. Nel frattempo, Nar è diventato un villaggio fantasma. Pochi sono stati rilasciati e senza la popolazione maschile, l’economia si è fermata: nessuno costruiva case, nessuno conosceva a fondo le proprietà, poche donne potevano sostituire i mariti nei lavori che gli spettavano. Si dice che questa non sia la prima strage legata alla raccolta del prezioso Yarsagumba, che forse anche per questo nel resto del Nepal è associato alla sfortuna e ad un kharma negativo. Per gli anziani buddhisti, raccoglierlo e commerciarlo era considerato peccato. Ma le nuove generazioni hanno avuto meno remore, e in caso di controversie tutto si sistemava all’interno delle comunità: vivendo in zone remote, secondo proprie tradizioni, risolvevano le cose fuori dal sistema giudiziario nazionale. Molti abitanti di queste zone remote parlano addirittura una lingua molto diversa dal nepalese. Lo Yarsagumba, nella medicina cinese, è considerato un potente afrodisiaco ed un elisir di gioventù. Si dice prolunghi la virilità nelle lunghe notti invernali dell’Himalaya, ma la sua assunzione deve avvenire in modo costante. Di solito viene assunto in piccole dosi, sbriciolato tra i cereali o nelle minestre. Che si tratti di un mito? Pare di no. Uno studio della Stanford Medical School ha riscontrato un aumento di ormoni nelle urine di chi lo ha assunto. Alcuni test su animali alimentati con lo Yarsagumba hanno dimostrato una riduzione del tempo di recupero dopo un orgasmo e una maggior produzione di liquido seminale. Qualcuno ha provato a coltivarlo, ma gli effetti riscontrati sono stati molto minori: non resta, quindi, che dare la caccia allo Yarsagumba selvatico, che cresce solo oltre i 3.500 metri, in alcune zone del Nepal e del Tibet. Ma guardatevi le spalle…

Sara Sottocornola

Il Nepal riduce il numero dei campi profughi bhutanesi

Il Governo nepalese è impegnato a ridurre a due gli attuali sette campi profughi bhutanesi presenti in Nepal orientale nel corso dei prossimi due anni. E' quanto si legge in una nota di Jay Mukunda Khanal, responsabile dell'unità nazionale per il coordinamento dei rifugiati in Nepal, diffusa dall'agenzia Irin. "Visto il gran numero di persone presenti nei campi, speriamo di riuscire in questa impresa entro il 2012" ha detto Khanal. Conosciuti in Bhutan come “Lhotsampas”, i rifugiati sono cittadini bhutanesi di origine nepalese che vivono nei campi dai primi anni '90 in seguito allo sfollamento di 108 mila persone dalle loro abitazioni da parte del governo bhutanese. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal 2007 sono stati reinsediati in paesi terzi più di 43.500 rifugiati bhutanesi. Fino al 28 febbraio, gli Stati Uniti ne avevano accettato la maggior parte (oltre 37 mila), seguiti da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito. Attualmente nei sette campi di Beldangi I, Beldangi II, estensione del Beldangi II, Khudunarabari, Timai e Goldhap (tutti nel distretto di Jhapa) e Sanischare (nel distretto di Morang), ci sono 69,203 profughi. Di tutti gli abitanti dei campi il 75% ha espresso il desiderio di essere reinsediato in paesi terzi. L'UNHCR sta cercando di negoziare con il governo sul processo di pianificazione, nel tentativo di assicurare che venga mantenuto lo stesso livello di servizi e di assistenza per i rifugiati, quando i campi saranno ridotti a due.

mercoledì 23 febbraio 2011

mercoledì 16 febbraio 2011

Nuova ferrovia tra Lhasa e sede del Panchen Lama

La Cina completera' entro il 2015 una nuova linea ferroviaria che colleghera' Lhasa, la capitale del Tibet, a Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama, uno dei leader religiosi piu' importanti nel buddhismo tibetano. Lo afferma oggi la stampa cinese.  Il progetto, che costera' 13,3 miliardi di yuan (1,4 miliardi di euro) e' un' estensione della ferrovia ''piu' alta del mondo'' che dal 2006 collega Lhasa a Pechino. La ferrovia e' stata criticata da gruppi di esuli tibetani secondo i quali e' destinata ad accelerare la ''colonizzazione'' del Tibet da parte degli immigrati cinesi. Gli stessi gruppi sostengono che i massicci investimenti decisi dal governo centrale dopo la rivolta popolare del 2008 tendono in realta' ad arricchire gli immigrati e le imprese cinesi e che i loro benefici non raggiungono la popolazione locale. La nuova linea, la cui costruzione e' iniziata in settembre, sara' lunga 253 chilometri. ''La nuova ferrovia, insieme al nuovo aeroporto che ha aperto in novembre, avra' un ruolo importante nello sviluppo del turismo e nell' accelerare i trasporti delle risorse naturali'', secondo l' agenzia Nuova Cina.

Muore un nipote del Dalai Lama

Un nipote del Dalai Lama e' morto ieri notte in Florida investito da una macchina durante una marcia per sensibilizzare gli americani sulla necessita' dell'indipendenza tibetana dalla China. Jigme K. Norbu (45 anni) e' stato investito da un Suv mentre camminava sulla linea bianca laterale di una strada ascorrimento veloce nella stesa direzione del traffico. Il guidatore del Suv, un uomo che aveva a bordo anche il figlioletto di cinque anni, non e' stato per il momento accusato di nulla. Norbu viveva a Bloomington, nello stato dell'Indiana, era attivista di un gruppo per il rispetto dei diritti umani ed era da poco partito per una marcia della pace per ricordare il cinquantesimo anniversario della fallita ribellione tibetana contro i cinesi. Era il figlio dell'ultimo dei fratelli del Dalai Lama e in passato aveva gia' partecipato ad analoghe marce negli Stati Uniti.  Il Dalai Lama ha visitato diverse volte Bloomington: la citta' a circa 80 chilometri da Indianapolis e' infatti la sede di un importante centro buddista e di un famoso tempio.

martedì 15 febbraio 2011

Nepal: casinò indebitati

- I casino' di Kathmandu, i piu' antichi del Sud dell'Asia e meta di turisti stranieri, rischiano di chiudere per i debiti contratti con lo stato per il mancato pagamento di affitto e altre royalties.  Il parlamento nepalese, dominato da una maggioranza maoista, potrebbe infatti decidere di revocare le licenze di esercizio dopo che l'ultimatum per il pagamento degli arretrati e' scaduto ieri, come riportano i media locali. I casino, che sono otto nella capitale (e appartengono per lo piu' a gruppi indiani), sarebbero costretti a trasferirsi in altre localita' con ingenti perdite per il settore che impiega 7 mila addetti e rappresenta una popolare attrazione per i giocatori di azzardo della regione, soprattutto quelli provenienti dalla vicina India. Da quando e' caduta la monarchia nel 2006, l'industria dei casino' (vietati ai cittadini nepalesi) e' entrata in crisi per la diminuzione di giocatori e per le rivendicazioni dei sindacati maoisti.

giovedì 10 febbraio 2011

Bhutan e il tabacco vietato

La polizia ha arrestato negli scorsi giorni un monaco buddista trovato in possesso di 72 pacchetti di tabacco da masticare. L'uomo, 23 anni, aveva nascosto il prodotto, considerato illegale nel paese da gennaio, in una borsa sotto i vestiti. Ora rischia fino a cinque anni di prigione.

La strada per abolire completamente il fumo, considerato dannoso per il karma e per la salute dal Governo, passa attraverso il divieto totale di vendita, oltre che di contrabbando.

L'unica possibilità di fumare legalmente nel paese è avere una ricevuta che dimostri che il tabacco è stato acquistato in India, per uso personale, non più di 200 sigarette o 150 grammi di tabacco al mese. Lo stesso vale per i turisti stranieri.