lunedì 10 maggio 2010

Nepal in bilico

Dopo sei giorni, lo sciopero è finito per “the difficulty caused to the ordinary people, and also in view of the conspiracy hatched by this government to instigate violence” hanno dichiarato i leader maoisti. La rivolta anti-governo non è scoppiata, anzi la gente ha iniziato a randellare i quadri maoisti e gli hard-liner del partito hanno dovuto parzialmente ritirarsi.

I maoisti non hanno retto al progressivo scontento (a qualche scontro come a Patan sabato e in altre parti del paese) della gente che vuole vivere e lavorare. La situazione stava, come ovvio, peggiorando ma, per fortuna e saggiamente, il governo (forze armate) è rimasto fermo. I maoisti escono parzialmente sconfitti dalla prova di forza e continueranno, con manifestazioni di massa, a premere sul governo, la tensione permane alta, riprenderanno le trattative ed è mia opinione che giungeranno a qualche risultato pasticciato con le dimissioni del frastornato Primo Ministro.

Il paese è stremato e non ci sono segnali di stabilità, con qualsiasi soluzione. Anche i cinesi se ne sono accorti e, evento raro, hanno rilasciato (portavoce ministero degli esteri Jiyang Yu) una breve dichiarazione sul progressivo deterioramento della situazione. Ipotesi: vogliono, lentamente, inserirsi in un’area considerata di sostanziale influenza indiana. Le loro preoccupazioni sono rivolte al Tibet (Nepal come centro di destabilizzazione e agli investimenti che stanno facendo a Kathmandu) ma anche a cercare di ritagliarsi un ruolo nella gestione internazionale della crisi e rischio default del Nepal.

A Kathmandu la gente se ne impippa. Il problema più grave sta diventando quello dell’ordine pubblico che scatena ira e violenze come nei pressi di Patan dove due giovani sono stati accusati, malmenati e protetti dalla polizia perché accusati di aver rapito due bambini. Rapimenti random (si porta via il bambino e si chiede un riscatto in giornata) che sono diventati endemici nella capitale. La mancanza di sicurezza e legalità (governo e polizia collassati da anni) ha inghiottito gran parte del Terai e le aree metropolitane. Bande d’indiani salgono da sud, disperati nepalesi che non riescono a migrare, ex-combattenti maoisti marginalizzati, giovani senza speranze sono la manovalanza di mafie nazionali ed internazionali.

Eppure il Nepal era, fino a una quindicina di anni fa, un paese tranquillo, sorridente, pacifico. Ogni tanto, il sabato sera, scoppiava qualche rissone fra ubriachi, qualche giramento di Kukri (il coltellone nepalese) per gelosia o prestiti non resi. La violenza e la criminalità era tutta qui. Il conflitto ha rotto tutto, specie: patti sociali, culturali, religiosi. Una tristezza.

Infine, organizzare scioperi e manifestazioni, tenere operativi attivisti, spostare gente in bus costa un mare di soldi e, dunque, ecco riprendere in grande stile le richieste di “donazioni” da parte di maoisti, un colpo ulteriore a chi cerca d’investire e lavorare in Nepal. Per concludere ho letto un editoriale del direttore di Repubblica (giornale nepalese) di grande ottimismo. In sintesi scrive: i maoisti, bloccando lo sciopero, hanno dimostrato di essere diventati un partito democratico forced by the people to retreat, the Maoists will find it hard in future to think of uprising as an option for getting into power. I partiti di governo devono tenerne conto: è un cambiamento decisivo. Speriamo e teniamo conto che i maoisti rappresentano pur sempre il 35% degli elettori.

Parafrasando Einstein: La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. In Nepal hanno messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché.

(articolo pubblicato da Agoravox Italia)

domenica 9 maggio 2010

Nepal: scontri a Khatmandu

Continua a restare alta la tensione a Kathmandu. Una decina di dimostranti maoisti e tre poliziotti sono stati feriti in scontri avvenuti nell'area di Maitighar. Secondo quanto riferiscono i media nepalesi, la polizia è intervenuta con gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti. Nonostante la sospensione dello sciopero ad oltranza indetto il primo maggio scorso, migliaia di maoisti presidiano ancora la capitale nepalese. Il partito comunista del Nepal (Ucpn, Maoista), guidato dal capo degli ex ribelli Prachanda, chiede le dimissioni del governo e la sua sostituzione con una coalizione di unità nazionale per gestire il processo di pace e varare la nuova costituzione




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Nepal: ultimatum dei maoisti al governo

 Il capo dell'opposizione maoista nepalese, Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda, ha lanciato un ultimatum al governo dopo la sospensione dello sciopero generale a oltranza iniziato il primo maggio scorso. Secondo quanto riportano i media locali, il presidente del partito comunista del Nepal (Ucpn, Maoista) ha dato due giorni di tempo ai partiti della coalizione di maggioranza perché accolgano le sue richieste. L'opposizione chiede le dimissioni del governo di Madhav Kumar Nepal, accusato di ritardare il processo di pace e il varo della nuova costituzione previsto entro il 28 maggio.Parlando a un comizio a Kathmandu, Prachanda ha precisato che la mobilitazione «é stata sospesa solo temporaneamente» in attesa di una risposta delle forze politiche. Per sei giorni, migliaia di maoisti hanno presidiato strade e piazze della città bloccando ogni attività economica.Da stamattina Kathmandu è ritornata alla normalità grazie alla ripresa dei trasporti pubblici e alla riapertura di uffici, scuole e mercati. La sospensione dello sciopero era stato annunciatavenerdì sera dai maoisti sotto pressione della comunità internazionale e anche di una marcia di protesta di albergatori, commercianti e cittadini vittime dei disagi provocati dalla serrata.

sabato 8 maggio 2010

Maoisti "naxaliti" ancora in azione? 10 morti

Dai 6 ai 10 soldati indiani sono stati rimasti uccisi inseguito all'esplosione di una mina piazzata probabilmente da guerriglieri maoisti nello stato orientale del Chhattisgarh, secondo quanto riferisce l'agenzia Ani.

L'attacco è avvenuto nel distretto di Bijapur. Un convoglio che trasportava rifornimenti alle truppe paramilitari impegnate in operazioni contro i maoisti è esploso su un ordigno. Dallo scorso anno, il governo indiano è impegnato in un'offensiva militare contro i "naxaliti", come sono chiamati i maoisti indiani, che controllano un "corridoio rosso" nel nord e nord est.

Agli inizi di aprile, 76 militari indiani furono massacrati in un'imboscata tesa in una zona isolata del distretto di Dantewada, sempre in Chhattisgarh.

Aiuti per il Tibet

Le settimane passano ma la situazione nella regione colpita dal terremoto rimane grave. Ecco alcuni link per chi volesse aiutare le vittime:

I maoisti nepalesi sospendono lo sciopero


Il Partito comunista del Nepal (Ucpn, maoista) ha deciso di sospendere lo sciopero generale ad oltranza cominciato il primo maggio scorso, mantenendo però la richiesta di dimissioni del primo ministro, Madhav Kimar Nepal. Lo riferiscono oggi i media a Kathmandu. La revoca della misura di forza stabilita ieri sera a permesso oggi un rapido ritorno alla normalità con la riapertura di uffici, scuole e mercati, e la ripresa dei trasporti pubblici. Il presidente del Ucpn, Pushpa Kamal Dahal, conosciuto da tutti come Prachanda, ha annunciato per il pomeriggio di oggi una manifestazione di massa nella capitale ed eventualmente una ripresa dello sciopero generale a fine mese se le richieste del partito non saranno accolte, fra cui la costituzione di un governo di unità nazionale sotto la sua guida.
Lo scorso anno Prachanda si è dimesso da premier dopo che un suo tentativo di esonerare il comandante delle forze armate è stato bloccato dal presidente, Ram Baran Yadav. Successivamente complessi negoziati hanno permesso la
formazione di un governo presieduto da Nepal e composto da una ventina di partiti e movimenti, che però non ha potuto praticamente governare. 

venerdì 7 maggio 2010

Nepal: l'Unicef condanna le pressioni sui bambini durante le manifestazioni

L'Unicef ha condannato oggi le pressioni "inaccettabili" di cui sono vittime i bambini e i ragazzi in Nepal costretti dai maoisti a partecipare alle manifestazioni. "Dei rapporti sempre più allarmanti confermano che  numerosi ragazzi sono costretti con la forza a partecipare allo sciopero generale" ha affermato Christiane Berthiaume, portaparola dell'Unicef a Ginevra. "Abbiamo visto e ci è stato anche riferito che dei bambini hanno dei gossi bastoni - ha aggiunto, spiegando che i maoisti " pattugliano le strade della capitale Khatmandu per far rispettare lo sciopero generale e utilizzano bambini e ragazzi armati per far rispettare lo sciopero. L'Unicef riferisce poi che il numero dei giovanissimi è enrome e che sono reclutati nei villaggi della valle di Khatmandu. "I giovani meno di 18 anni non devono essere coinvolti in nessun modo in attività politiche e soprattutto non devono portare armi" ha sottolineato il portavoce dell'Unicef. L'agenzia dell'Onu ha pure denunciato la chiusura delle scuole avvenuta il 1° maggio con l'inizio della protesta. "Tutte le scuole devono essere riaperte e l'educazione dei bambini non deve essere comporomessa: Questa è una violazione dei diritti dei bambini" ha concluso Christiane Berthiaume.